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Energia da fonti rinnovabili in Capitanata fra problemi, prospettive e potenzialità PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 29 Aprile 2010 18:14
di Nicola Danza 
 
La Capitanata, con forte vocazione per la produzione di energia da vento, sole e biomasse, ad oggi, non ha acquisito che briciole di quel potenziale inespresso di occupazione e valore aggiunto che il settore delle rinnovabili può esprimere. La sensazione è che non siano state accolte tutte le potenzialità offerte dall'ampia disponibilità di fonti rinnovabili e si sia solo subìto, sul territorio, un processo di “colonizzazione delle rinnovabili”. Eppure questo territorio potrebbe innescare, attorno alla produzione di energia, prospettive di sviluppo più stabili e più radicate di quanto non sia successo fino ad oggi. 
Questo perché la visione e la logica con cui si è costruito il settore, in questa prima fase, sono sbagliate: è necessario creare un "sistema produttivo, professionale, formativo e di ricerca", che nel suo complesso, all'unisono, sia in grado di favorire gli “investimenti migliori” nelle rinnovabili. In altri termini, si tratta, oltre che di realizzare impianti produttivi di energia elettrica e termica, di favorire, in loco, la creazione di aziende che producano i manufatti di cui l'industria dell'energia ha bisogno: gli aerogeneratori, piuttosto che i pannelli fotovoltaici o i digestori anaerobici. E' assurdo che nessuno degli impianti presenti in Capitanata, sia stato prodotto localmente, con gli ovvi benefici occupazionali e reddituali che ciò avrebbe comportato. E' fondamentale sviluppare professionalità varie (progettisti, installatori e manutentori, ecc.), creare specialisti di settore nelle scuole ed università. Le banche, dal canto loro, devono essere in grado di supportare i buoni investimenti, così come gli enti territoriali devono essere in grado di alleggerire il peso della burocrazia, ma anche di far rispettare le norme di “integrazioni paesaggistica”. Questa visione “a sistema” risponde all'esigenza di crescita di un territorio in grave recessione economica, che avviando un interessante ciclo di innovazione-investimento-occupazione, una vera scintilla per lo sviluppo locale, può non solo uscirne fuori, ma ambire a candidarsi fra i principali protagonisti del settore. Nell'ambito di questa visione, bisognava e bisogna valorizzare e favorire, soprattutto, investimenti in grado di promuovere redditi ed occupazione, che restano sul territorio, rispettando l'ambiente e sfavorendo tutte le ipotesi in cui resta solo il disagio ambientale. La prova di quanto detto, sta nella concretezza dei risultati raggiunti dal paese che più di altri ha investito su questa visione: la Germania. Se si pensa che la Germania ha comunicato, già da qualche anno, che il settore "fonti rinnovabili" ha per addetti e fatturato (oltre 250.000 occupati diretti negli impianti produttivi energetici ed un indotto di oltre 500.000 addetti), superato quello automobilistico , ci si rende conto di quale grande ritardo abbiamo, proprio adesso che la crisi finanziaria, economica, occupazionale e sociale ci vieta di perdere occasioni. Certo, i problemi che si trova davanti, oggi, l'azienda che intende realizzare impianti di produzione da fonti rinnovabili, sono enormi, ed alcune volte insormontabili, tanto da scoraggiare molti investitori che non credono più nel potenziale di questo territorio. Si pensi, ad esempio, alle tempistiche amministrative necessarie per autorizzare anche piccoli impianti o a quei Comuni che, per “partito preso” o per impreparazione o per paura di sbagliare, decidono di “non decidere”. Ma si pensi, soprattutto, alla montagna di richieste di connessione (decine di migliaia), depositate presso Enel e Terna, in attesa di avere risposta e soluzione, e che forse dovranno attendere anni per questo: le infrastrutture elettriche che devono supportare e trasferire l'energia prodotta sono insufficienti ed inadatte ad accontentare l'attuale domanda ed occorreranno anni per mettere le cose a posto (forse). Nel giro di due anni la Capitanata da “Eldorado” delle rinnovabili, si trova oggi ad essere considerato come un territorio “scomodo” per gli investimenti del settore della “greenenergy”. Bisogna uscire da questo momento critico e c'è un solo modo: creare sistema e creare dialogo e confronto costruttivo fra le parti coinvolte, vale a dire fra le imprese, le istituzioni nazionali, regionali e locali, Enel e Terna, il mondo politico. Lo scontro non porterebbe che a ritardare o rendere impossibile la soluzione di questi problemi. E' necessario che su un piano propositivo, anche di confronto duro, ma propositivo, si avvi un processo di concertazione veloce che affretti, il più possibile, tali soluzioni. L'impegno della 3A, attraverso il primo Forum sull'Energia e le altre iniziative intraprese sul territorio, è quello di stimolare e proporre situazioni di incontro, su cui organizzarsi, e fare gruppo. Mai come in questo momento, questa provincia ha bisogno di allontanare la propria indole individualista e ragionare in termini collettivi e di sistema. I problemi sono divenuti troppo grandi ed importanti per essere risolti individualmente. Si tratta, forse dell'ultima grande occasione che ci viene offerta: perderla sarebbe un “crimine”, in questo difficile momento.
Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Maggio 2010 06:31
 

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